Pare che domani mattina farò conoscenza di due nuovi figli, maschi.
Non mi par vero, non mi sento pronta, non ho studiato. Improvviseremo.
No, non ho fatto l’albero.
La presa TV in camera da letto? Obbligatoria!
Stiamo ristrutturando casa. Siamo agli sgoccioli, ma ogni giorno un’urgenza in cantiere.
Ieri era il turno del cartongessista. Durante il sopralluogo giunge inaspettatamente l’elettricista.
Con lui avevamo già definito tutto, non era prevista la sua visita. Abbiamo fatto delle scelte che a lui sembravano bizzarre, tra cui non volere le prese dell’antenna TV nelle camere da letto, ma piuttosto la presa ethernet. “Siete sicuri?”. “Sì!”. Non guardiamo la TV, se non qualche film, o filmato che abbiamo sui nostri HD esterni.
Elettricista: “C’è un problema!”
Attimi di panico, cosa sarà questa volta? Cosa abbiamo dimenticato? Quale spesa non prevista?
Bb:”Dimmi”
E: “È uscita una nuova normativa.”
Bb: “Quindi?”
E: “Ora un impianto elettrico per essere a norma deve avere la presa TV nelle camere da letto, e nella stesa scatola devono esserci altre sei prese elettriche”.
Bb: “Ah!”
E: “Ma se mi rilasciate una dichiarazione scritta e firmata che deliberatamente voi, per vostra iniziativa, bla bla bla…”
Tiriamo un sospiro di sollievo per il problema non problema. E pensiamo: che sia un’altra mossa trasversale del Silvio? La congiura di Mediaset nelle camere da letto?
Viva l’Italia, viva la variante V3 alla norma CEI 64-8!
Things I’m going to miss about Dublin
E così è arrivato Settembre, poi è arrivato anche il corriere con i nostri novanta pacchi a decretare la fine del nostro trasloco e l’inizio della nuova vita in Italia.
L’entusiasmo non è come quello di ricominciare da capo in un posto nuovo, però di nuovo ci sarà una casa grande tutta nostra e tutta per noi e due nuovi componenti della famiglia.
Lasciare Dublino non è stato facile, andavamo ancora d’amore e d’accordo, ci siamo dovute salutare a malincuore. Succede così quando ti ritrovi a vivere in una città perché la vita ti ha portato lì, e per lo stesso motivo ti riporta a rimpacchettare tutto e prendere l’ennesimo aereo.
Dublino è una città, una capitale accogliete, a misura d’uomo. Piena di giovani e famiglie provenienti da tutte le parti del mondo. Persone di buon umore – a parte qualche irlandese disilluso dal post boom - fiduciose nel futuro.
Una città che offre tanto anche sotto l’aspetto culturale e paesaggistico, un peccato che i turismi si limitino alla trilogia Guinness-Leprechaun-Temple Bar.
Ho cercato negli ultimi giorni di fare tutto quello che mi è sempre piaciuto fare in questi ultimi due anni. Ma mi mancheranno di certo:
- il nostro appartamento in Wellington place, in puro stile georgiano, arredato con stile dalla landlady
- il playground di Herbert Park
- le papere e il laghetto di Herbert Park
- l’organic market del sabato al Dublin Food Co-op
- i toddlers playgroups
- l’irish butter
- i National Botanic Gardens
- il litorale di Sandymount
- le colazioni la domenica mattina all’Harry’s Café di Dun Laoghaire
- la piccola spiaggia e il martello tower a Sandycove
- le drop-in lessons alla scuola di yoga a Ranelagh
- l’arrivo della primavera e i daffodils
- i tavolini all’aperto e i dolci del Cake Café
- il pastrami melt da Bagel Factory
- la Science Gallery (anche se rimarrò iscritta alle sue simpaticissime newsletter)
- le consegne e le ricette di Home Organic
- le lunghe sere d’estate trascorse al parco o in riva al mare
- il Powerscourt Centre e i suoi negozi, ma anche i Powerscout gardens con il Café di Avoca.
- le passeggiate lungo il molo di Dun Laoghaire
- l’innocent smoothie e i donats da Tesco
E forse molto altro.
Come tutte le amiche e gli amici che ho incontrato in questi due anni, le mamme di Ballsbridge e soprattutto le girls night out con il gruppetto di mamme italiane.
Ps. lo spunto per questo post mi è stato dato da Sarah, anche lei expat italiana a Dublino ancora per poco.
Per sempre

Sono giorni ormai che mi chiedo come si fa ad affrontare la scomparsa di una madre. Anche se come la tua non è stata improvvisa.
Sono ancora qui, a osservare la tua borsetta appesa e la porta della tua stanza.
Quel giorno di fine aprile quando parlai con i dottori mi cascò il mondo addosso. Ma non ho avuto il tempo di pensarci, volevo starti affianco, prendermi cura di te. Dovevo essere lucida e di buon umore, trasformare il mio cuore in piombo per essere forte davanti alle tue sofferenze.
Chi ha assistito un malato terminale sa di cosa parlo. Non è stato affatto facile questo ultimo mese, ma starti vicino in ogni momento era la cosa più naturale che mi venisse da fare, tenerti per mano quando ormai non riuscivi più a parlare.
Entro nella tua stanza e sento ancora la tua voce, mi aspetto di trovarti sul letto a leggere un libro o davanti al computer. Tutto è intatto come l’hai lasciato tu.
Come si fa ad affrontare tutto e cominciare riordinare le tue cose? Vorrebbe dire decidersi ad affrontare il dolore e i ricordi.
Tutti mi chiedono come sto, ma io non lo so. So solo che da quel martedì pomeriggio quando hai smesso di respirare ho sentito da una parte un vuoto, dall’altra una sorta di sollievo, la tua agonia era terminata. Hai sofferto tanto, e le sofferente erano tutte lì, segnate sul tuo volto.
Solo le mani erano rimaste intatte, morbidi e forti, serene. Le osservavo spesso perché mi dicevano tutto di te. Per il resto non eri più tu.
Un bellissimo rapporto il nostro, ho pensato spesso se dovevo ancora dirti qualcosa, se rimediare prima che fosse troppo tardi. Ma no, non c’era nulla di sospeso. Ci siamo sempre capite, anche solo con uno sguardo. Sapendo quando lo aspettavi con gioia, sarei tornata prima dall’Irlanda, per permetterti di stare con tuo nipote. E’ l’ultima cosa che sei riuscita a dirmi, “Vai da lui e portalo fuori”. Ma tutto è accaduto così all’improvviso che nessuno se lo aspettava.
Le tue amiche in questi giorni mi hanno parlato, scritto lettere. Che eri una donna speciale lo sapevo, ma non immaginavo quanto grande e importante eri stata anche come amica. Erano parole sofferte le loro, era come se una parte di loro se ne andasse. Una di famiglia, una su cui si poteva sempre contare, discreta, mai banale, schietta e senza filtri, sincera. Dicono che potrò sempre contare su di loro, come loro hanno potuto fare con te. Sono l’unica donna di famiglia ora, ed è come se tu mi avessi passato il testimone.
Quel giorno ho deciso che non dovevo essere triste, perché ero stata fortunata ad aver avuto una madre come te, e che se ti portavo con me per il resto dei giorni tu non saresti mai scomparsa. Forse è il mio essere madre che mi ha aiutato, il sapere di poter trasmettere ai mie figli quello che tu hai trasmesso e insegnato a me.
E’ così che voglio pensare al futuro, tu e io insieme, per sempre.
Google doesn’t have children.
Stamattina mi sono ritrovata questo video nello streaming di Facebook.
La scena che mi ha fatto più sorridere è stata questa:
Anche tutte le altre affermazioni sono condivisibili, ma questa sicuramente ancora non la si trova né nei manuali di puericultura né nel decalogo della nonna.
Il cane
Cosa fare a Dublino: i National Botanic Gardens
Se capitate a Dublino per una visita e volete evitare i cliché temple bar-fabbrica della guinnes-trinity, o peggio pub-rugby-u2, andate a fare un salto ai National Botanic Gardens. Stupendi in questa stagione.
Si trovano a nord del Liffey, ma sono facili da raggiungere. L’ingresso è gratuito. Sono aperti tutti i giorni dalle 9 alle 18 da metà febbraio a metà novembre, fino alle 16.30 nei restanti mesi.
Da marzo poi c’è una curiosissima novità: potete godervi i giardini direttamente dal computer di casa grazie a Google Street View compreso l’interno della Palm House!
Se invece volete andarci di persona passate prima dal sito ufficiale per sapere quali iniziative sono in corso e gli orari dei tour guidati.
Ottima la caffetteria anche per un pranzo, come suggerito da Foursquare, dove trovate altri consigli interessanti.





























