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Stay at home mom: il kit di sopravvivenza

La cosa che mi sento chiedere più spesso dopo che han scoperto che sono neomamma di due gemelli + un duenne e’ “Ma come fai? Ti aiuta qualcuno?”.

Qualcuno che mi aiuta c’e', e non potrei farne a meno: il mio Nexus S! Lo smartphone insomma.

Mi aiuta ora e mi ha aiutata tantissimo durante la gravidanza e le notti insonni.

Ma non e’ l’unico a farmi compagnia durante il giorno, o le lunghe notti. Eccoil mio kit di sopravvivenza:

  • uno smartphone con connessione dati, da tenere sempre in tasca
  • il wifi in tutta la casa
  • il tablet tenuto in un cassetto in salotto, e se mi va bene che dormono entrambi il mac book
  • il bollitore per farmi un caffe’ al volo, la caffettiera e’ esclusa: come fai a prepararti il caffe’ con una sola mano?
  • una coccola istantanea: questa settimana sono i wafer Loacker, a volte un pezzo di torta o un pezzo di cioccolata
  • il gruppo delle amiche a Dublino su Facebook (una sorta di stanza dove andare a fare un coffee break appena si ha voglia di fare due chiacchiere fra donne)
  • tutte le amiche online 9-18, madri per lo più
  • il marsupio dove istallare il piccolo frignante di turno, ottimo perche’ posso continuare le mie attività quotidiane mentre lui si calma
  • il pensiero di mia madre che in tre anni ha generato tre figli e li ha allevati senza parenti intorno e asili nido

Con tutti questi arnesi del mestiere posso passare tranquillamente una giornata tipo da bismamma senza perdere le staffe.

Ah, ci sarebbero pure i miei siti di e-commerce preferiti, ma questa e’ tutta un’altra storia.

Sabbiatore e pittore all'opera

La presa TV in camera da letto? Obbligatoria!

Stiamo ristrutturando casa. Siamo agli sgoccioli, ma ogni giorno un’urgenza in cantiere.

Ieri era il turno del cartongessista. Durante il sopralluogo giunge inaspettatamente l’elettricista.

Con lui avevamo già definito tutto, non era prevista la sua visita. Abbiamo fatto delle scelte che a lui sembravano bizzarre, tra cui non volere le prese dell’antenna TV nelle camere da letto, ma piuttosto la presa ethernet. “Siete sicuri?”. “Sì!”. Non guardiamo la TV, se non qualche film, o filmato che abbiamo sui nostri HD esterni.

Elettricista: “C’è un problema!”
Attimi di panico, cosa sarà questa volta? Cosa abbiamo dimenticato? Quale spesa non prevista?
Bb:”Dimmi”
E: “È uscita una nuova normativa.”
Bb: “Quindi?”
E: “Ora un impianto elettrico per essere a norma deve avere la presa TV nelle camere da letto, e nella stesa scatola devono esserci altre sei prese elettriche”.
Bb: “Ah!”
E: “Ma se mi rilasciate una dichiarazione scritta e firmata che deliberatamente voi, per vostra iniziativa, bla bla bla…”

Tiriamo un sospiro di sollievo per il problema non problema. E pensiamo: che sia un’altra mossa trasversale del Silvio? La congiura di Mediaset nelle camere da letto?

Viva l’Italia, viva la variante V3 alla norma CEI 64-8!

Sabbiatore e pittore all'opera

Botanic Gardens Dublin

Things I’m going to miss about Dublin

Wellington Place

E così è arrivato Settembre, poi è arrivato anche il corriere con i nostri novanta pacchi a decretare la fine del nostro trasloco e l’inizio della nuova vita in Italia.

L’entusiasmo non è come quello di ricominciare da capo in un posto nuovo, però di nuovo ci sarà una casa grande tutta nostra e tutta per noi e due nuovi componenti della famiglia.

Lasciare Dublino non è stato facile, andavamo ancora d’amore e d’accordo, ci siamo dovute salutare a malincuore. Succede così quando ti ritrovi a vivere in una città perché la vita ti ha portato lì, e per lo stesso motivo ti riporta a rimpacchettare tutto e prendere l’ennesimo aereo.

Dublino è una città, una capitale accogliete, a misura d’uomo. Piena di giovani e famiglie provenienti da tutte le parti del mondo. Persone di buon umore – a parte qualche irlandese disilluso dal post boom - fiduciose nel futuro.

Una città che offre tanto anche sotto l’aspetto culturale e paesaggistico, un peccato che i turismi si limitino alla trilogia Guinness-Leprechaun-Temple Bar.

Ho cercato negli ultimi giorni di fare tutto quello che mi è sempre piaciuto fare in questi ultimi due anni. Ma mi mancheranno di certo:

  1. il nostro appartamento in Wellington place, in puro stile georgiano, arredato con stile dalla landlady
  2. il playground di Herbert Park
  3. le papere e il laghetto di Herbert Park
  4. l’organic market del sabato al Dublin Food Co-op
  5. i toddlers playgroups
  6. l’irish butter
  7. i National Botanic Gardens
  8. il litorale di Sandymount
  9. le colazioni la domenica mattina all’Harry’s Café di Dun Laoghaire
  10. la piccola spiaggia e il martello tower a Sandycove
  11. le drop-in lessons alla scuola di yoga a Ranelagh
  12. l’arrivo della primavera e i daffodils
  13. i tavolini all’aperto e i dolci del Cake Café
  14. il pastrami melt da Bagel Factory
  15. la Science Gallery (anche se rimarrò iscritta alle sue simpaticissime newsletter)
  16. le consegne e le ricette di Home Organic
  17. le lunghe sere d’estate trascorse al parco o in riva al mare
  18. il Powerscourt Centre e i suoi negozi, ma anche i Powerscout gardens con il Café di Avoca.
  19. le passeggiate lungo il molo di Dun Laoghaire
  20. l’innocent smoothie e i donats da Tesco

E forse molto altro.

Come tutte le amiche e gli amici che ho incontrato in questi due anni, le mamme di Ballsbridge e soprattutto le girls night out con il gruppetto di mamme italiane.

Ps. lo spunto per questo post mi è stato dato da Sarah, anche lei expat italiana a Dublino ancora per poco.

Botanic Gardens Dublin

Botanic Gardens Dublin

Per sempre


Sono giorni ormai che mi chiedo come si fa ad affrontare la scomparsa di una madre. Anche se come la tua non è stata improvvisa.
Sono ancora qui, a osservare la tua borsetta appesa e la porta della tua stanza.
Quel giorno di fine aprile quando parlai con i dottori mi cascò il mondo addosso. Ma non ho avuto il tempo di pensarci, volevo starti affianco, prendermi cura di te. Dovevo essere lucida e di buon umore, trasformare il mio cuore in piombo per essere forte davanti alle tue sofferenze.
Chi ha assistito un malato terminale sa di cosa parlo. Non è stato affatto facile questo ultimo mese, ma starti vicino in ogni momento era la cosa più naturale che mi venisse da fare, tenerti per mano quando ormai non riuscivi più a parlare.
Entro nella tua stanza e sento ancora la tua voce, mi aspetto di trovarti sul letto a leggere un libro o davanti al computer. Tutto è intatto come l’hai lasciato tu.
Come si fa ad affrontare tutto e cominciare riordinare le tue cose? Vorrebbe dire decidersi ad affrontare il dolore e i ricordi.
Tutti mi chiedono come sto, ma io non lo so. So solo che da quel martedì pomeriggio quando hai smesso di respirare ho sentito da una parte un vuoto, dall’altra una sorta di sollievo, la tua agonia era terminata. Hai sofferto tanto, e le sofferente erano tutte lì, segnate sul tuo volto.
Solo le mani erano rimaste intatte, morbidi e forti, serene. Le osservavo spesso perché mi dicevano tutto di te. Per il resto non eri più tu.
Un bellissimo rapporto il nostro, ho pensato spesso se dovevo ancora dirti qualcosa, se rimediare prima che fosse troppo tardi. Ma no, non c’era nulla di sospeso. Ci siamo sempre capite, anche solo con uno sguardo. Sapendo quando lo aspettavi con gioia, sarei tornata prima dall’Irlanda, per permetterti di stare con tuo nipote. E’ l’ultima cosa che sei riuscita a dirmi, “Vai da lui e portalo fuori”. Ma tutto è accaduto così all’improvviso che nessuno se lo aspettava.
Le tue amiche in questi giorni mi hanno parlato, scritto lettere. Che eri una donna speciale lo sapevo, ma non immaginavo quanto grande e importante eri stata anche come amica. Erano parole sofferte le loro, era come se una parte di loro se ne andasse. Una di famiglia, una su cui si poteva sempre contare, discreta, mai banale, schietta e senza filtri, sincera. Dicono che potrò sempre contare su di loro, come loro hanno potuto fare con te. Sono l’unica donna di famiglia ora, ed è come se tu mi avessi passato il testimone.
Quel giorno ho deciso che non dovevo essere triste, perché ero stata fortunata ad aver avuto una madre come te, e che se ti portavo con me per il resto dei giorni tu non saresti mai scomparsa. Forse è il mio essere madre che mi ha aiutato, il sapere di poter trasmettere ai mie figli quello che tu hai trasmesso e insegnato a me.

E’ così che voglio pensare al futuro, tu e io insieme, per sempre.

Google doesn’t have children.

Stamattina mi sono ritrovata questo video nello streaming di Facebook.

La scena che mi ha fatto più sorridere è stata questa:

google doesn't have children

Anche tutte le altre affermazioni sono condivisibili, ma questa sicuramente ancora non la si trova né nei manuali di puericultura né nel decalogo della nonna.

YouTube – Reflections of Motherhood.