Tre uomini e una au-pair

Sono passate quasi due settimane da quando è arrivata, sembrano volate.

È lei la mia salvezza ora, la ragazza alla pari che ho contattato questa primavera. Viene dalla Germania, ha 21 anni e tanta passione per i viaggi.

Dopo l’esperienza in Irlanda, ora l’estate in Italia per imparare l’italiano, e poi a Settembre l’università.

Il padre dei tre uomini in questione dice che ho avuto una bella idea a farla venire, il tedesco di L. è migliorato tantissimo. Io rispondo sempre che la disperazione aguzza l’ingegno: l’idea di passare tutto l’agosto solo con i tre under tre avrebbe terrorizzato anche lui.

Ero un po’ titubante all’idea di avere a che fare con una ragazza con vent’anni meno di me, una generazione che non conosco. E invece è un’esperienza bellissima: è un po’ come fare un salto nel passato, ma anche nel futuro. Rivedo me in molte cose e intravedo quello che saranno i miei figli e il rapporto con loro.

A. è una ragazza in gamba e il quasi 3enne si diverte un sacco con lei. Lei mi chiama house mom, e a me questo fa molto effetto.

Ho sempre desiderato una sorella e mi sono accontentata di due fratelli maschi, ho optato poi per desiderare una figlia femmina, e mi sono ritrovata con tre figli maschi. Ora c’è lei, finalmente una donna in casa. È strano ritrovarsi a fare un salto generazionale in poco tempo. Ritrovarsi una figlia già grande con cui parlare del futuro e delle sue passioni. Lei chiede a me delle mie, come ho fatto a raggiungere quello che volevo, a riuscire a fare un lavoro che mi piace e mi appassiona.

Siamo state anche a fare la spesa insieme, il supermercato è un bel luogo dove scoprire cose divertenti su un paese che non si conosce.

E poi è pure geek quanto basta :-)

Il comodino e il segno dei tempi

Il comodino

Il comodino

Ha sempre avuto un fascino su di me, il comodino.

Da piccola passavo ore a frugare in quello di mia madre. Era una sorta di forziere, di scatola dei tesori. Conteneva tantissime cose interessanti: cartoline, gioielli, preziose penne, qualche spilla. Ma soprattutto ricordi.

Poi ne ho avuto uno mio, era il posto dove mettevo le cose più importanti. Il diario, le foto, i biglietti del cinema e i fogliettini che scrivevo con le amiche del cuore, praticamente i precursori degli SMS. Guai ad avvicinarsi. Se inavvertitamente il cassettto si apriva velocemente si sfilava e cadeva, e con esso miriadi di oggetti. Era la volta buona che ritrovavo cose che cercavo da tempo.

Oggi guardavo il mio attuale. Bello, moderno, prezioso, design italiano. Ma cosa contiene? Un misuratore di pressione, dei fazzoletti di carta e le istruzioni del materasso. Ah, e dell’olio essenziale di timo.

Che dire, il segno dei tempi.

È arrivata l’età in cui devi star seria ma vorresti ridere

I famigerati terrible twos sembrano terminati – uddio diciamo che il peggio sembra passato – se non altro per il fatto che fra poco saranno tre.

Da quando riesce a esprimersi le cose sono cambiate. E i viaggi in macchina un po’ più vivaci.

Mamma: “Tutto bene oggi all’asilo?”

TT: “Ehmmm, sì!”

M: “Bene, adesso andiamo dal panettiere.”

TT: “No, vojo casa”.

M: “Ok, compriamo il pane poi andiamo a casa”.

TT: “Mamma?”

M; “Sì?”

TT: “No si dice panettiere, dice panificio!”

Bye bye mare

Terrible two boy on the beach

Una canzone nuova, leggera, niente di impegnativo

Ognuno ha le proprie tecniche per far addormentare i bimbi, ma qui in casa ne abbiamo una che secondo me non è da tutti.

Cioè, lui ne ha una, il padre.

Questo il dialogo di oggi, dopo che lui, il padre, è sceso vittorioso ed è riuscito in poco tempo a mettere a letto i due pupi in pochi minuti.

Mamma: “Dormono?”

Papà: “Sì sì, ho provato con una canzone nuova, leggera, niente di impegnativo”.

M: “Cosa gli hai cantato?”

P:”Mah, niente di che, una canzone inglese del dopoguerra”.

M:” Ah…”

 

Tolto il dente rimane il dolore

Per indole, per carattere, per educazione faccio fatica ad affrontare di petto certe situazioni.

Quindi rimando, rimando finché le cose non si risolvono da sole.

Oppure mando email.

Mia madre mi diceva sempre:

Tolto il dente tolto il dolore.

In effetti aveva ragione, in teoria.

Perché in pratica io sto ancora cercando un detto, un proverbio che dia ragione a noi amanti della procrastinazione.

ps. Ho fatto *quella* telefonata, quella che dovevo fare da una settimana. Sì.

Ein neuer Sommertag

È già un anno che non ci sei più.

Volevo scriverti una lunga lettera per raccontarti tutto quello che è accaduto quest’anno ma non ce l’ho fatta.

Volevo dirti che io la mattina a volte mi sveglio e penso “Cavoli, devo chiamare la mamma, mi son dimenticata ieri!. Ah, no”.

Perché il tuo numero ce l’ho ancora in rubrica, e su Skype sei ancora in cima ai contatti.

Volevo dirti che Leo ogni mattina si sveglia e mi chiede: “Mamma, è arrivato Ein neuer Sommertag?”. Gli piace l’estate.

Volevo chiederti un sacco di cose, cose che non ti ho mai chiesto perché non mi son mai venute in mente prima.

Poi oggi ho trovato il mio set da cucito, quello con la scatola di latta, come il tuo. E questa foto dice tutto di noi.

Ps. Ah, gemello numero uno, quello che porta il tuo nome, ti somiglia tantissimo!

Set da cucito in vecchia scatola di latta

Set da cucito in vecchia scatola di latta

Torre di San Martino

La notte degli spiriti

Torre di San Martino vista dalla mia finestra

153 anni fa, il 24 giugno del 1859, viene combattuta proprio di fronte alla mia finestra una delle battaglie più cruenti della storia: la battaglia di San Martino-Solferino.

Viene ricordata anche  per aver ispirato a Henry Dunant la creazione della Croce Rossa Internazionale.

I contadini della zona riferiscono che nella notte tra il 24 e il 25 giugno si sentono le voci degli spiriti dei numerosissimo morti ancora sepolti qui sotto i campi.

In effetti è vero, io nelle ultime tre notti ho sentito molte voci – di notte – ma erano i miei figli malati.