Qui Dublin, a voi studio

Come va a Dublino con ‘sta storia della crisi?

In questi giorni alcuni amici dall’Italia mi stanno chiedendo come si sta vivendo qui in Irlanda il problema della crisi. In realtà l’annuncio ufficiale degli aiuti europei è stato solo un modo per conclamare a tutta Europa (Mondo) una situazione che era sotto gli occhi di tutti gli irlandesi da almeno due anni. Riassumere la storia della crisi Irlandese in due parole non è facile. Ha una storia tutta sua. Così ho pensato di scriverci un post, con la consapevolezza di non essere certo esaustiva e precisa. Diciamo che è la crisi per come l’ho potuta conoscere io, e per le informazioni che sono riuscita a raccogliere e leggere in questi mesi.

Antefatto: il boom e il crash.

La recessione mondiale non ha fatto altro che far cadere il castello di carta costruito negli ultimi dodici anni di boom economico (1995-2007), un boom che per chi non l’ha vissuto non è nemmeno immaginabile. Un boom soprattutto nel campo dell’edilizia e dell’immobiliare che ha portato i prezzi delle case “che nemmeno a Chelsea a Londra”. Tanto da essere soprannominata la “Celtic Tiger“. L’altra parola chiave del boom economico irlandese è corporation tax (a oggi è pari al 12.5 %), che ha pure una voce su Wikipedia. E naturalmente le banche principali nazionali in tutto questo hanno avuto un ruolo cruciale. Un debito pubblico che non è altro che un debito privato che lo stato si è accollato.

Per descrivere quindi quello che è successo per esperienza diretta bisognava essere arrivati qui almeno cinque anni fa. Vivo in Irlanda da solo un anno. A Dublino poi, la città più cosmopolita che io abbia mai visto, non nel sud dell’Irlanda, dove la situazione pare essere molto più pesante.
In quest’ultimo anno ho solo goduto degli effetti positivi della crisi: affitti scesi almeno del 30%, prezzi dei ristoranti tornati quasi alla normalità.

Molte delle persone che ho conosciuto nei primi mesi sono rientrate nel paese di origine, ogni mese un leaving party. Infatti alcune delle molte multinazionali che hanno la sede operativa qui in Irlanda si sono trasferite. Basta percorrere Fizwilliam St per accorgersi di quanti annunci di uffici To Let sono esposti lì ormai da mesi (ora che c’è Street view sono visibili a tutti).

Gli affitti e il crollo del valore delle case.

Forse è l’aspetto più tangibile della crisi.
I privati. Hanno visto da una parte quasi dimezzare il valore della propria casa, chi è rimasto senza lavoro e ha bisogno di vendere non riesce a farlo, troppa offerta. Dall’altra è andata bene invece è chi vive in affitto: nel periodo del boom si era fortunati ad avere un contratto annuale, generalmente era trimestrale, al termine del quale si era sicuri l’affitto venisse alzato. E fuori c’era la fila. Trovare casa era davvero impossibile. Ora al termine del contratto si contratta con il padrone di casa per avere un abbassamento del canone. Gli inquilini precedenti dell’appartamento dove vivo 16 mesi fa pagavano il 25% in più di noi.

Gli affitti commerciali. Purtroppo molte attività hanno dovuto chiudere o sono sul lastrico: per garantirsi un canone d’affitto fisso, molte attività hanno stipulato contratti decennali. Senza prevedere che la tendenza sarebbe stata quella del ribasso non del costante e continuo aumento.

Grafton Street
Grafton Street – Dublin

La crisi irlandese vista da un’italiana.

Che fosse un paese a rischio di collasso l’ho potuto capire solo pian piano dai racconti degli amici.

Per me è stato difficile percepire la situazione irlandese: servizi pubblici che funzionano, gli impiegati sempre gentili che cercano di aiutarti in tutto, poste efficientissime. Scoprire di avere anche io diritto a chiedere il child benefit, un contributo che viene dato dallo stato per ogni figlio fino al diciottesimo anno di età, 150 euro. Basta dimostrare di risiedere in Irlanda, non importa quale cittadinanza si possieda, comunitaria o extracomunitaria. Non importa se sei occupata o disoccupata, viene direttamente accreditato sul proprio conto corrente ogni mese.

Fino a due o tre anni fa i ragazzi terminata l’università – 22 anni, qui il sistema scolastico è simile a quello inglese – si prendevano un anno sabbatico e partivano per l’Australia. Al rientro trovavano subito un lavoro fisso, regolare, e un buon stipendio. Quelli che hanno avuto la sfortuna di fare questo negli ultimi anni sono tornati e si son visti “costretti” a fare più colloqui del solito, a ricevere proposte economiche inferiori a quelle che han fatto ai loro fratelli maggiori. Rifiutano, e al loro posto viene assunto un giovane laureato italiano o spagnolo.

Ancora oggi l’Irlanda è quinta al mondo e prima in Europa nella classifica 2010 della Heritage Foundation sulla libertà economica, un concetto che testimonia come l’Irlanda possa essere considerata come un campione di una certa politica economica.

Dublino è una delle 10 città europee meno inquinate. L’Irlanda é nona nel 2010 nella classifica internazionale della libertà di stampa stilata dall’organizzazione Reporters Without Borders.

Per questo chi vive qui da poco non percepisce subito la gravità della situazione. Soprattutto se viene da un paese dove la crisi penetra non solo nel mondo economico o bancario, ma in tutti i livelli della società.

L’umore degli Irlandesi e il piano di budget.

Quello che sta tenendo col fiato sospeso gli irlandesi non è solo il ruolo che avrà l’Unione Europea e a quanto ammonterà il prestito, ma la imminente presentazione del budget dei prossimi 4 anni da parte del governo. Un governo a termine a quanto pare, perché son previste elezioni a marzo.
E’ da mesi che il governo anticipa qualcosa, dai tagli all’aumento delle tasse. Ieri è stato presentato uno stralcio: pare che si ruberà ai poveri per ritornare ai ricchi. Quello che è certo è che non modificherà il regime fiscale per le imprese, fermo al 12,5%, il provvedimento più temuto. Temono che le multinazionali scappino, e sarebbe veramente la fine.
Altro timore è che il paese perderà la propria indipendenza per il fatto di essere aiutato dall’esterno, temono soprattutto la Germania (così mi dicono i miei compagni di corso al Goethe Institute).

Il sentimento comune è quindi quello della disillusione, per aver creduto che tutto quel benessere potesse continuare, e la crescita economica potesse continuare con quei ritmi.

Alcuni articoli di quotidiani online che spiegano come sono andate le cose:

Web strategist, occasional expat, tamer of paleontologists, astronauts and lego builders, you can find me near a vineyard - Cofounder at http://www.girlgeeklife.com

8 commenti

  • Gigi Tagliapietra

    Grazie, avevo cercato di capire i contorni della crisi Irlandese e il tuo post chiaro ed efficace era proprio quello che cercavo.

    Hai un talento da reporter mia cara.

    Baci dal lago

  • Luigina Foggetti

    Grazie a tutti.
    Bisognerebbe pure parlare della situazione politica, del governo attuale e del suo ruolo. Ma per il momento per me è un campo minato.
    Già è stato difficile per me poter scrivere qualcosa a riguardo senza statistiche e dati alla mano. L’imprinting di socioliga ogni tanto si fa vivo.

  • Elisa

    ciao,
    il tuo post è davvero ben fatto…io amo l’Irlanda, ci sono stata due volte negli ultimi dieci anni e mi ci sono trovata benissimo, soprattutto con la gente, che per me è stupenda e la cosa che mi dispiacerebbe di più, oltre al resto ovviamente, è che la crisi cambiasse il carattere aperto degli Irlandesi, la loro gioia di vivere e la voglia di essere sempre ospitali con tutti, questo sarebbe veramente un peccato enorme

  • Bernhard

    @ Elisa:
    Non preoccuparti per la gentilezza degli irlandesi. E’ vero che sono aperti e ospedali, ma lo erano ancora di più prima del arrivo dei soldi. L’ho vissuto nei primi anni novanta quando il paese era ancora povero. E’ il loro carattere, e se dovrebbe cambiare qualcosa scommetterei che la crisi in quel contesto farà più bene che male …

  • LaLui

    Ballsbridge è il quartiere dove vivo. Ho trovato questa notizia a riguardo:

    “Sembra che ci vorrà una generazione intera per recuperare i prezzi delle case a Shrewsbury e Strade Ailesbury a Dublino 4.
    E un minimo di 15, 20 anni per le abitazioni a Ballsbridge prima di tornare al boom economico di un tempo.
    L’attesa potrebbe anche essere più lunga. Il calo dei prezzi per queste case è stato del 68 % dal 2004, un 30 % in più rispetto al calo medio dei prezzi delle case a livello nazionale.
    “Ad essere ottimisti ci vorrà una generazione prima di un ritorno dei prezzi al loro livello massimo” dice Sherry FitzGerald presidente dell’agenzia Simon Ensor.
    L’agenzia Ensor afferma anche che sarebbe necessaria una crescita del 5 % annuale per i prossimi dieci anni per tornare ai prezzi del 2006.”

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.