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“A li mejo posti!”. Italiani in coda all’aeroporto, una specie bizzarra.

Sarà, ma come molti di voi ancora non si è data una spiegazione.

Perché gli italiani si mettono in fila mezzora prima dell’apertura dell’imbarco?

Sì, avete capito. Quelli che si mettono in fila al gate ancora chiuso. Solo l’idea mi mette ansia: stare in fila, in coda, in una coda che non andrà avanti per almeno mezzora. Lì ad aspettare in piedi. Senza motivo.

Sì, ma perchè? Perché mettersi in fila? Per entrare per primi?

Che poi si sa che se sali per primo sull’autobus vuol dire che ne esci per ultimo.

Mentre loro stanno lì in fila, per esempio, io sono riuscita a bermi un caffè, mangiare un muffin, osservarli per minuti, e poi a scrivere questo post. Cerco proprio di capirli questi.

Magari io non lo so, ma davvero ci sono li mejo posti.
Già, quali sono i posti migliori?

Per me sono le prime file, così all’atterraggio non mi ritrovo nel bel mezzo di una calca che spinge per uscire.

Sì, oltre a soffrire di vertigini, sono anche un po’ agorafobica, claustrofobica, catastrofica.

Comunque, anche salendo per ultima, che metti caso che per raggiungere l’aereo non c’è il bus, ma si sale diretti, i primi posti io li trovo sempre vuoti, o almeno un cavolo di posto in corridoio c’è sempre.

Di solito immancabile affianco a me una coppietta giovane, che a malapena arriva ai trenta.

Lei immancabilmente vicino al finestrino – anche se poi è lei a fare la sceneggiata della paura di volare.

Sarà lei dopo pochi istanti che gli stringerà la mano. Sì, il decollo va fatto tenendosi per mano.
Snocciolano stereotipi del luogo appena visitato. Che se dovessi viaggiare col mio compagno, a me, col cavolo che la sua stretta di mano mi rassicura!

L’hostess fa un annuncio. L’interfono non funziona al primo colpo. E lui attacca: “Ecco, già una cosa che non funziona!”.

Vorrei tanto piantargli un colpo in testa. Io ho il terrore di volare, sì soffro di vertigini, e l’idea di fluttuare nell’aria mi destabilizza. Volo spesso, per necessità, perchè non ho scelta.

Ad ogni decollo penso sempre: “Ok, questa è l’ultima”. E poi con la mente traccio tragitti possibili: treno fino lì, poi cambio, poi ancora treno, poi nave: ok, ci metto 2 giorni invece che 3 ore, però no non può essere.
Insomma, mi chiedo, perchè devo sempre trovare affianco questi menagramo**?

Sul tratto Bergamo-Dublino li si riconosce a colpo d’occhio: questi studentelli universitari che viaggiano a coppiette. Hanno un distintivo addosso. Se una volta li si riconosceva dallo zaino Invicta, ora indossano Quechua (la marca di Decathlon). I loro fratello maggiori, i loro genitori, indossano invece Napapijri.

Lo so già, saranno i primi a battere le mani appena atterrati. E i loro bagagli all’andata erano quelli plurincelofanati.

Va bene, un buon viaggio a me . E’ il turno, vado al gate. Quello giusto*. Poi appena atterro posto.

* In uno degli ultimi voli una giovane famiglia dell’Europa centrale è salita chiedendo se era il volo per Dublino. Era appena scesa in extremis da un aereo per Londra, che imbarcava al gate affianco.

** Update: lo sapevo io che questi erano dei menagramo. Abbiamo nell’ordine dovuti aspettare 40 minuti in cielo che ad Orio al Serio aprissero le piste (ovviamente non ci avevano detto nulla per fortuna). La scoperta solo all’atterraggio. Ci siamo accorti che abbiamo toccato terra solo dal rumore. Era tutto bianco, nebbia e neve la facevano da padrona.
Poi con gli sportelli aperti Eva, la capa cabine crew, ordinava: “State seduti, please”, “ho detto state seduti”. Poi sono entrati 2 poliziotti. Sono andati verso metà aereo: “Prego ci segua”. E sono usciti in 3.
Ho temuto di non riuscire a raggiungere casa in tempi ragionevoli, e invece qui nel bresciano la situazione è sotto controllo.

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5 commenti

  • Sara Maternini

    Ecco, secondo poi si potrebbe anche scrivere un post sul guardaroba da vacanza, le cose che mai si indossano a casa, in vacanza vanno bene… I coordinati delle coppiette, le tute (per quando piove), i pile, i pantaloni comodi… Mah…

  • ellelle

    A me vicino, nei ritorni, capita sempre la femmina di una coppia tra i 25 e i 35, fidanzata o appena sposata, che mi chiede quello che ho visto e immancabilmente lei ne ha viste di più e di più belle. Di ritorno da Oslo la solita:
    “Hai visto il trampolino per il salto con gli sci”
    e io “No, la prossima volta, non avevamo molto tempo”
    lei “Bellissimo, non sai cos’hai perso… e l’Urlo di Munch?”
    io “Si, quello si”
    lei “Ah, noi non l’abbiamo trovato, ma mi dicono che non fosse un granchè”

  • lalui

    A me chiedono se sono stata alla fabbrica delle Guinness (che tanto fabbrica non è, ma uno Storehouse). Dicono “Fico, poi quando arrivi in alto ti offrono pure un bicchiere”. E ci mancherebbe. Comunque no, la Guinness vado direttamente al pub a berla, che è più divertente.

  • lalui

    Comunque, al di là degli stereotipi, a me davvero interessava sapere se davvero ci sono dei posti da definire migliori.

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