In treno. Affianco una ragazza che legge “Il suicidio” di Durkheim, l’omone di fronte fa le parole crociate, il quarto osserva fuori dal finestrino, ha una felpa verde orribile.
Mi ha appena chiamata Susan. Una telefonata azzeccata, avevo ancora voglia di condividere con qualcuno l’esperienza di questo fine settimana in Friuli, che ha nome e cognome: State of the net aka “Wiki moment“.
A Udine ci sono stata solo sabato. Pensavo di essermi persa il meglio mancando venerdì, ma così non è stato.
Più volte ieri mi è stato chiesto cosa ne pensavo, le mie impressioni. Come al solito non sono riuscita a dare un commento a caldo. Non riesco ad essere obiettiva: mille input, mille idee, mille stimoli.
Poi sento le critiche di qualcuno: “Niente di nuovo sotto il sole“. Forse non è da questo che si giudica la buona riuscita di una conferenza. Non dalle “rivelazioni” dei partecipanti. Credo che se avessero qualcosa di grandioso da rivelare, certo non lo verrebbero a dire ad una conferenza ai confini del Nord-Est (Udine è bellissima, ospitale e generosa, si sappia).
Il mio metro di giudizio è un altro. Per me una conferenza è ben riuscita se riesce a generare fermento, entusiasmo, relazioni, condivisioni, dibattiti. Riesco sempre a tornarmene a casa con una valigia più voluminosa della partenza.
Conosco gente nuova (Antonio Sofi, Joshua Levi, Mafe), riassetto quella con persone già incontrate (Gaspar Torriero, Marco Formento, Zamperini aka FunkyProfessor), condivido alcuni miei pensieri su argomenti che mi sono sempre stati a cuore (Fabio Giglietto), riesco finalmente a vedere in faccia personaggi che abitano ad un paio di chilometri da casa (Gigi Tagliapietra). E incontro gli amici che mi sembrano di sempre (oltre a Susan, Marina, Chiarula, Marco, Vincenzo, Annalisa). Ascolto con piacere Antonella (miss NYC lonely planet) e Luca de Biase. Scambio twit con Matteo, che è 2 file dietro di me.
Un paio di cose mi hanno lasciato un po’ la bocca amara. Quell’ancestrale approccio che hanno le ragazze al primo loro incontro. Quello sterile accusarsi di ipocrisia. Mi è sembrato fuori luogo. Insensato. E quel discorso di “genere” nel quale sono stata invitata a partecipare. Quello forse è stato più produttivo. Abbiamo avuto modo di chiarirci, e di capire insieme che a volte siamo solo noi il limite e l’ostacolo a noi stesse, alla nostra piena partecipazione ad eventi pubblici (si sappia anche che non penso affatto che il sessismo sia morto. Anzi. Ma questo è un altro capitolo).
E la mia autostima è andata a mille quando qualcuno ha affermato che per lui sono “l’archetipo della donna in rete”. Lo stesso che mi ha presentato senza badare all’ understatement Joshua Levy durante l’aperitivo finale in centro, che molto gentilmente ha scambiato due parole con me. E il mio inglese se n’è andato meschinamente a farsi friggere dalla timidezza. Invano ho dato occhiate a destra a manca al mio staff “Help! Riempitemi il bicchiere di vino, pls!!!”. Niente, SOS caduto nel vuoto
E la giornata era iniziata come da miglior copione. Con la ciurma ci siamo fermati a fare colazione prima di prendere posto al Visionario. E dopo il cappuccino, siamo finiti a fare cambio di moo Card con Lele e Lisa, che abbiamo incontrato lì per caso.
Ecco, fra poco siamo arrivati a destinazione. Arresto il sistema e mi preparo a scendere.
Per chi non c’era: foto qui, e post qui.
[...] cui da mesi progetto di organizzare una Twitter-beer friulana che non si è mai messa in pratica) e LaLui (con cui ho scambiato anche qualche twit in sala, al mattino, tanto per non smentire la mia fama da [...]
wow belle foto e dal tuo racconto una bella esperienza……..complimenti
@mamoni eravamo nel tuo tanto amato friuli!
[...] cosa fosse accaduto a Udine. Uno dei primi articoli in cui mi sono imbattuto è stato quello di Lalui.it (perdonami se non metto il tuo nome ma non sono riuscito a trovarlo, eppure sono quasi certo che mi [...]