It’s a fabulous ride

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E oggi son due anni.

Mi piaceva l’idea di fermarmi e ricordarti. Mi piace farlo qui dove passavi spesso.

Certo non al cimitero.

Non amo i cimiteri, soprattutto come luogo dove ricordare i propri cari.

Se devo pensare a te certo non lo faccio guardando verso il basso, lo faccio guardando verso l’alto, verso il cielo azzurro di questi giorni e il verde intenso dei boschi. Verso il sorriso dei miei figli, i palazzi alti ed eleganti di Salisburgo. Cosa non potrebbe ricordarmi l’Austria se non te e il nonno? La divisa del bisnonno da capostazione sotto l’impero austriaco, i tuoi viaggi a Parigi con lui.

Come potrei ricordarti guardando un lenzuolo di terra fra due sconosciuti? Lo faccio guardando uno a uno i tuoi libri preferiti nella biblioteca a casa di papà,  sfogliandoli e trovando ancora gli angoli di alcune pagine piegati. Lo faccio ogni giorno nelle cose che dico, nei modi di dire che ho preso da te.

E’ incredibile come tu sia presente in tante cose, come tu sia ancora immensamente con me. Nella donna che sono, nella pelle liscia e vellutata di Carlo, nelle notizie sul giornale.

Ma non nego che mi manchi, mi manchi ancora tanto. Quando ho bisogno di essere rassicurata, di parlare con qualcuno che mi sappia ascoltare, che sappia dire la parola giusta al momento giusto. Essere coccolata solo come le cure materne sanno fare.

Stasera non son brava con le parole, e io e te sapevamo comunicare benissimo anche in silenzio. Quindi ci siamo capite, giusto?

Bene, vado a cercare l’app dei dinosauri come promesso al grande. Notte.

18 mesi che potrebbero essere 36

18mesi

Mi ci è voluto tanto a smaltire lo shock. Due eran troppi, maschi poi.

Poi giorno dopo giorno ho capito quando è affascinante vederli crescere.

Due esserini che han condiviso per 38 settimane un utero, che son cresciuti sempre insieme, con un fratello grande che pretende già di essere il capo, due esserini che sono come il giorno e la notte. Uno è più alto l’altro pesa di più. Uno costruisce torri l’altro si diverte a distruggerle.

La prima parola di F è stata biscotto – non per niente ama in modo particolare i dolci, pure la marmellata – la prima parola di C scarpa – non per niente la prima cosa che fa appena ha finito la colazione è fiondarsi alla porta con le scarpe in mano per uscire. Uno meditativo, l’altro istintivo.

Litigano sempre in continuazione, tranne in una occasione: quando c’è da combinare qualche guaio e divertirsi. Allora lì scatta la complicità, la complicità fraterna che non ha bisogno di parole.

Uno tiene ferma la sedia, l’altro ci sale su. Uno afferra il sacco di biscotti, l’altro lo raccoglie. Vederli in azione è così meraviglioso e sorprendente che è impossibile arrabbiarsi, anche quando hanno spalmato la farina bianca sul divano.

Averli è stato un dono, della natura. Noi altri tre siam proprio stati fortunati.

Auguri oggi ai miei piccoli.

Pronto mamma? La prima telefonata

Leo allo zoo

Leo allo zoo

Che strano sentire la voce del proprio figlio al telefono la prima volta. La prima volta che almeno parla, parla e parla attaccato al microfono dello smartphone del padre.

“Mamma, siamo all zoo con tutti gli animali. Ma mica quello dei Lego che abbiamo a casa. Ci sono i leoni, i rinoceronti…”

E’ bello avere un figlio che parla.

Tu chiamala se vuoi omocodia

Riflessi alla finestra

No, non è una malattia. L’omocodia è quella cosa che capita quando hai la sfortuna di nascere lo stesso giorno dello stesso anno nella stessa città di un tuo omonimo che ha un cognome con le stesse consonanti del tuo.

E quindi vi ritrovate con lo stesso codice fiscale. Fino a quando l’agenzia delle entrate non se ne accorge. E’ capitato al nostro terzo figlio, gemello numero due.

E allora vi chiama, voi o un vostro genitore, per assegnarvi un codice fiscale orribile, che faticherete a tenere a mente, perché praticamente è una sequenza random di numeri, tranne le prime tre lettere. Rettifico, come dice wikipedia cambiano solo le ultime lettere/cifre.

E no, non potrete mai usare quei tool online se per caso ve lo dimentichiate.

E non finisce qui. L’addetta mi ha detto che molti non accetteranno questo codice fiscale, perché il sistema informatico utilizzato pre esempio da poste, servizi di telefonia mobile o altro non accetta questo formato.

Mi ci mancava solo un figlio con l’omocodia!

E per fortuna al fratello gemello niente. Almeno potrà vantarsi di avere qualcosa di unico che il fratello nato lo stesso giorno lo stesso anno nella stessa città con lo stesso cognome non ha.

L’era delle feste di compleanno allargate, o meglio delle assemblee plenarie

Inviti di compleanno

Questa settimana ho trovato nella casella della posta di primogenito alla scuola ben due inviti a feste di compleanno. Si svolgono nel giro di cinque giorni.

La cosa straordinaria per me è che non solo è stata invitata tutta la classe, ma la scuola intera! Ok sono in tutto 50 bambini.

E ovviamente io questi due bambini non so chi siano. Così queste mattina mi aggiravo tra un lombrico di cartone e un tunnel a cercare Martina e Marco.

La bidella che ha colto nel segno mi ha avvicinata: “Venga da me domattina che glieli faccio conoscere io”.

Alla domanda “Ma sabato preferisci andare alla festa di compleanno o stare col papà e andare al parco giochi?” la risposta è stata secca e decisa “Alla festa di compleanno!!”.

Leo vuole regalare a Martina dei pesci, una tartaruga e un granchio. Io ho mandato un SMS alla madre per accertarmi siano amanti degli animali :-)

“You’re doing a great job”. Ricordando Hellen

Leggendo questo articolo mi è venuta in mente la nurse Hellen di Dublino che con il suo sorriso e i suoi incoraggiamenti mi ha sostenuto nei momenti più buoi.

It’s an amazing and exciting time to have a baby right now, but always keep in mind, no one has ever done it like this before — you are pioneers that have to machete through the new terrain. Chin up. Hang in there. And remember, you’re doing a great job.

via Amy Morrison: Why You’re Never Failing as a Mother.